Appelli e delibere

Tavola della pace - Articolo 21

 

Ieri per la pace in Medio Oriente.

Oggi per un’informazione di pace.

 

 

All’indomani della manifestazione nazionale per la pace in Medio Oriente di Milano vogliamo innanzitutto ringraziare tutti i giornalisti, i direttori e i responsabili dell’informazione che hanno raccolto il nostro invito a dedicare maggiore attenzione al dramma del Medio Oriente e in particolare del popolo palestinese e di quello israeliano. Ci auguriamo che ora non si spengano nuovamente i riflettori sulla loro tragedia e che, al contrario, a partire dal servizio pubblico, si aprano nuovi spazi di approfondimento e di conoscenza su una vicenda umana e politica che ci coinvolge  direttamente e sollecita il nostro intervento.

 

Il nostro sentito ringraziamento va anche al TG3, a Skytg24, a Radio Popolare, a Radio Vaticana e a tutti coloro che hanno cercato di raccontare in diretta la manifestazione di Milano senza pregiudizi, preconcetti o banalizzazioni.

 

Ci dispiace invece constatare con amarezza il modo con cui troppi mezzi di comunicazione hanno presentato i fatti di ieri. I fatti erano due: uno imprevedibile, l’altro atteso. Il fatto imprevedibile era la manifestazione di Milano: ampia per partecipanti e promotori, bella e sofferta, costruttiva e propositiva, fortemente politica. Il fatto atteso dalle telecamere e dai fotografi era quello provocato a Roma da un piccolo gruppo deciso a rubare a tutti i costi la scena alla manifestazione di Milano e ai popoli del Medio Oriente con sceneggiate e slogan disgustosi.

 

Si potevano trattare questi due fatti per quello che sono: una grande manifestazione popolare democratica e propositiva e la vergognosa provocazione di alcuni fanatici. E invece molte televisioni e quotidiani hanno deciso di sovrapporre i due eventi: le belle immagini di Milano sul commento della manifestazione di Roma, i fuochi del corteo di Roma affiancati ai colori arcobaleno di Milano. La violenza di Roma diventa così il solo fatto del giorno, la colonna sonora di entrambe le manifestazioni che vengono schiacciate l’una sull’altra a tutto vantaggio della più aggressiva. La pace di Milano invece viene semplicemente declassata a manifestazione buonista, innocua, “di governo”. Quasi nessun cenno alle ragioni che hanno portato in piazza a Milano, in una giornata seminvernale, oltre cinquantamila persone, organizzazioni ed enti locali. La prima grande manifestazione al mondo per sollecitare l’intervento urgente della comunità internazionale per la pace in Medio Oriente.

 

Non era mai successo prima. Ma non importa, valgono di più le sceneggiate demenziali di un manipolo di persone. Ignorarle sarebbe stato sbagliato. Concedere loro così tanto spazio rischia di trasformarle in un modello negativo da imitare perché assicura una grande visibilità.

 

E se anche fosse stato necessario: perché non mettere in rilievo anche la manifestazione di segno opposto di Milano? Perché le azioni positive debbono essere soffocate da quelle negative? Dove sta scritto che deve essere sempre così? Cari direttori, è questo che vogliamo? Cosa vogliamo alimentare? più impegno per la pace o più esibizioni violente?

 

Non ci appartiene la logica dell’invettiva contro giornali e giornalisti neppure contro quelli più distanti. Vorremmo capire, riflettere e agire. Per questo vorremmo aprire un dialogo con i giornalisti, i direttori, le associazioni professionali del mondo dell’informazione. Per comprendere quale ragione spinge l’informazione a cedere sempre ad uno schema fisso di questo tipo. O l’informazione contribuisce a diffondere la cultura della pace e a costruire una conseguente politica di pace oppure c’è da chiedersi: a che serve e chi serve questa modalità d’informazione?

 

 

Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace

Giuseppe Giulietti, portavoce Associazione Articolo 21

 

19 novembre 2006

 

Chi volesse intervenire in questo dibattito può indirizzare la propria riflessione ai seguenti indirizzi della Tavola della pace e di Articolo 21: stampa@perlapace.it -  www.articolo21.info

 

 

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